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postprandiale, carboidrati, glicemia, diabete, pranzo, proteine, fibre

Come ridurre il picco glicemico postprandiale, consumando carboidrati a fine pasto.

E se il primo piatto, diventasse l’ultimo? No, non si tratta dell’ultima trovata “fai da te”, o di una nuova “dieta da star di Hollywood”. E’ il risultato di una recente ricerca scientifica pubblicata sul British Medical Journal: secondo questo studio assumere carboidrati, come ad esempio un piatto di pasta o del pane, alla fine di un pasto, aiuterebbe a ridurre il livello di glicemia postprandiale.

Da sempre siamo abituati a consumare un pasto seguendo generalmente lo stesso schema, che parte dal primo piatto, costituito essenzialmente da carboidrati e dal secondo, composto, invece, da proteine e fibre. Tuttavia, la ricerca mostra i benefici derivanti dall’assunzione di pasta o pane, alla fine di un pasto: una strategia che va a migliorare il controllo del picco glicemico postprandiale. 

Facciamo un po’ di chiarezza…

Con il termine postprandiale ci si riferisce al momento che segue il pranzo, caratterizzato dal processo di digestione che ha luogo nel nostro corpo e che porta a fenomeni di sonnolenza.

La ricerca, effettuata da un team di ricercatori del Weill Cornell Medical College di New York, ha visto coinvolte 16 persone, in sovrappeso o obese, affette da diabete mellito di tipo 2 trattato con metformina; è stato chiesto loro di consumare lo stesso pasto per 3 giorni di seguito, a variare era l’ordine di assunzione di ogni portata.

Cosa prevedeva il pasto?

Ogni portata era composta da pane, succo d’arancia, petto di pollo senza pelle cotto alla griglia e verdure miste quali, insalata, pomodori e cetrioli da assumere come segue.

1° giorno: carboidrati (pane e succo d’arancia), proteine (pollo alla griglia) e verdure;

2° giorno: proteine e verdure, seguite 10 minuti dopo da carboidrati;

3° giorno: carboidrati, proteine e verdure contemporaneamente.

Il risultato.

 Al termine di ogni pasto, è stato dosato il livello di glicemia, ed è emerso che la percentuale di glucosio presente nel pasto che prevedeva l’assunzione di carboidrati come ultima portata, risultava inferiore del 53% rispetto a quello in cui i carboidrati venivano assunti come prima portata, e ridotto addirittura del 40% rispetto a quello registrato dopo aver consumato tutte e tre le portate insieme.

Se ciò venisse ulteriormente confermato da nuovi studi scientifici, la somministrazione di carboidrati alla fine di un pasto potrebbe essere una strategia efficace per controllare meglio il picco glicemico postprandiale nei soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2. L’iperglicemia postprandiale infatti, rappresenta uno dei fattori che può incidere in modo negativo sulle complicanze macro-vascolari e micro-vascolari del diabete mellito di tipo 2. Inoltre, costituisce la causa principale dell’innalzamento del valore dell’emoglobina glicata. Attualmente le strategie nutrizionali utilizzate per attenuare il picco glicemico si basano su quantità e sul tipo di carboidrati consumati, ma è possibile agire seguendo due suggerimenti:

  • Consumare a inizio pasto delle verdure le cui fibre migliorano il senso di sazietà, oltre a rallentare l’assorbimento del glucosio.
  • Fare uno spuntino a base di proteine, circa mezz’ora prima del pasto; queste aiutano a stimolare la secrezione insulinica, così da preparare l’organismo a metabolizzare i carboidrati quando saranno assunti.

Fonte: http://bit.ly/2lhI9bT

 

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